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MARA FELLA

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Come sempre, comincio col ringraziare di cuore per l’invito ad esporre le mie fotografie.

Grazie pertanto a Francesca, a tutte le compagne ed i compagni dello Spazio Sociale Tai Gjai ed al Gruppo di Ricerca Ecofemminista Dumbles.

 

Spesso chi è interessato al mio lavoro mi propone una tematica da affrontare, per la quale successivamente mi impegno a realizzare gli scatti che verranno messi in mostra.

Questo ovviamente è estremamente stimolante e mi permette di entrare in contatto con diverse realtà che non conoscevo personalmente.

 

Però avere la possibilità di esporre un lavoro al quale ho dedicato tempo e passione, mossa da un interesse personale - come in questo caso, il ruolo della donna all’interno delle manifestazioni - assume un significato diverso, profondo ed aggiunge valore a ciò in cui credo.

Questo capita qui, questa sera, come è capitato ad esempio tempo fa, presso il Circolo Libertario Caffè Esperanto, quando abbiamo organizzato la mostra con le fotografie che ho scattato nel 2022 a Bihac, sul confine tra Bosnia e Croazia, per raccontare una delle tappe lungo la Rotta Balcanica e come funzionava il game.

 

E’ dunque proprio in spazi come questo che sono maggiormente felice di esserci.

 

Partecipare alle manifestazioni di piazza è una cosa che ho sempre fatto, fin da bambina, e cominciare a documentarle fotograficamente è stato un passaggio quasi naturale.

Man mano che lo facevo, mi sono resa conto che la mia attenzione ricadeva sempre più spesso sulle figure femminili presenti nei cortei o nei presidi, ma ancora adesso non so dire con esattezza se si trattava di un “riconoscersi” nei volti e nei corpi delle manifestanti oppure del riconoscere, del percepire, in quelle donne, una sorta di carica, emotiva, magnetica, per la quale avvertivo che le motivazioni che le spingevano alla protesta erano sentite e partecipate.

Ciò non toglie, ovviamente, che non lo siano per tutti i presenti, senza voler far alcuna distinzione di genere a monte. Ma possiamo serenamente e consapevolmente ammettere che le donne donne (includendo la categoria transgender) abbiano avuto nella storia ed hanno tutt’ora, tragicamente, ben più motivi per i quali ribellarsi al sistema che strumentalizza e viola i loro corpi.

 

Le fotografie in mostra stasera sono una piccola selezione degli scatti fatti negli ultimi due/tre anni ed ho voluto prediligere quelli fatti in occasione delle manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese perché in questo tragico momento nel quale è in corso un genocidio, è bene approfittare di ogni occasione che ci viene messa a disposizione per rivolgere collettivamente lì la nostra attenzione.

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